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venerdì 23 giugno 2017

Stefano Jacurti sul Texone 32!

Le galoppate dell'amico Stefano Jacurti non si fermano al cinema o ai libri ma adesso lo scrittore e regista romano può vantare un'altra tacca sul calcio della sua fedele pistola: niente di meno che la presenza in una storia dell'inossidabile re del fumetto italiano, Tex Willer! È così che avremo quindi occasione di vedere Stefano far parte della nutrita manica di nemici del ranger: il disegnatore Stefano Andreucci ha avuto l'idea di inserire nel Texone "Il magnifico fuorilegge" scritto da Mauro Boselli e in edicola a partire dal 21 giugno, uno dei personaggi di Jacurti portati sul grande schermo nell'ultimo dei suoi film western, Se il mondo intorno crepa. Black Burt, il protagonista del film, è un fuorilegge e un assassino in vena di recitare poesie prima di uccidere, ma nel Texone si trasforma in un crudele bandito chiamato Verdugo, che darà filo da torcere a un giovane Tex in una storia ambientata nel passato, quando lo stesso (futuro) ranger era un ricercato dalla legge! Andreucci ha dunque preso spunto da Stefano/Black Burt dal punto di vista estetico, visto che la penna di Boselli ha scritto un personaggio ben diverso da quello del film.
Comunque sia, è sempre un piacere vedere Stefano, anche se in questo caso dal punto di vista fumettistico! Una grande soddisfazione per il nostro amico che sicuramente, oltre a Clint Eastwood, ha sempre desiderato... essere ucciso da Tex Willer! Chissà se sarà così anche sul Texone? Per scoprirlo, non fatevelo scappare e correte in edicola!
Buona lettura!

mercoledì 14 giugno 2017

"Quaranta frustate meno una": torna il western di Elmore Leonard [segnalazione]


È recentissimamente uscito - proprio in questi giorni - in libreria una novità assoluta per il lettore italiano: Quaranta frustate meno una (Forty Lashes Less One) di Elmore Leonard. Einaudi - che già aveva proposto, nel 2008, Tutti i racconti western - sta a poco a poco ripubblicando tutta l'opera dello scrittore americano e questo Quaranta frustate meno una è uno degli inediti nel nostro paese, tradotto oggi da Stefano Massaron e inserito nella collana Stile Libero Big. Il romanzo uscì negli Stati Uniti nel 1972 ed è anche stato opzionato da Quentin Tarantino negli anni Novanta, con la speranza di poterne fare non un film bensì una miniserie tv.

Ecco intanto la sinossi del romanzo come appare in quarta di copertina:

La prigione di Yuma è un girone infernale, in particolare se hai la pelle scura. Per la legge, l'apache chiricahua Raymond San Carlos e l'ex soldato nero Harold Jackson sono assassini, condannati a marcire in carcere, a meno che qualcuno non gli tagli anzitempo la gola. Ma anche nel peggior posto sulla faccia della Terra si presenta a volte un barlume di speranza. Cinque criminali sanguinari sono evasi da Yuma: se Harold e Raymond riusciranno a consegnarli allo sceriffo, i due, prima nemici poi complici per necessità, potrebbero conquistare uno straccio di redenzione.

Come ho più volte detto in questi anni di articoli sul blog, Einaudi è l'unica casa editrice italiana che butta sempre molto più che volentieri un occhio al caro, vecchio, intramontabile western: basti pensare che nel corso degli ultimi cinque anni sono usciti altrettanti romanzi di frontiera, tra l'altro tra i più quotati non solo della letteratura di genere ma anche di quella americana in generale.
Di Elmore Leonard dovrebbero rimanere altri otto romanzi western, di cui quattro già editi in precedenza in Italia intorno agli anni 70-80. Se è dunque vero che Einaudi ha intenzione di proporre tutto Leonard, in futuro (sperando non ci vogliano altri 10 anni per il prossimo) dovremmo vedere in libreria altri succulenti western!

lunedì 12 giugno 2017

"Sykes" è il western crepuscolare tra Peckinpah e Leone [recensione]

Uno dei miglior bedè western degli ultimi anni è senz'altro Sykes. Scritto dal prolifico Pierre Dubois e disegnato da Dimitri Armand, questa storia western di 75 pagine, uscita in Francia alla fine del 2015 e in Italia edita per la prima volta l'anno scorso dalla Gazzetta dello Sport, è una tragica cavalcata che attraversa le vite segnate dei suoi protagonisti. Sykes è un marshal con una storia di violenza alle spalle, la sua missione è vendicare l'assassinio di una donna e prendersi cura del figlioletto rimasto orfano. Aiutato da un fedele amico, O'Malley, Sykes farà il suo dovere attraversando un West tanto leggendario quanto violento.

Nei testi di Dubois ci sono la malinconia e il rimorso, l'amicizia e la vendetta, la violenza e la compassione. L'albo si spinge oltre la storia principale, traccia il tramonto del West e delle sue figure, ne fa nascere di nuove, le incrocia in un destino beffardo. L'azione non manca, ma non mancano nemmeno le emozioni di una vicenda crepuscolare e dall'alto tasso drammatico. La prefazione all'edizione italiana parla di un western tra Eastwood e Packinpah, ma io aggiungerei anche Sergio Leone e il western all'italiana in generale (tra l'altro citati esplicitamente almeno una volta, ve ne accorgerete).

La violenza splatter, il tratto nervoso ma nitido, i colori autunnali di Armand rendono la storia di una dinamicità e realismo unici. Il taglio cinematografico delle tavole (bellissima e inaspettata la tavola formata da due pagine affiancate) si adatta perfettamente al tono crepuscolare della storia e alle vicende ricche di azione, sparatorie, agguati e macabre scoperte.

Consiglio assolutamente di procurarvi e leggere avidamente questa stupenda storia di vendetta, dove i personaggi corrono verso il West morente con tutte le emozioni che sa dare una vita alla Frontiera.


martedì 18 aprile 2017

"Undertaker", storia di un becchino nel West [recensione]

Quante volte, da appassionati di fumetti, libri e film, e soprattutto da italiani, abbiamo bestemmiato tra i denti perchè nel nostro paese non c'era modo di trovare molti dei capolavori che all'estero facevano faville e che, soprattutto, erano considerati pietre miliari di un genere? A evitare un tale torto, almeno per una volta, ci ha pensato la Gazzetta dello Sport che, nella sua prima (la seconda è in corso) apprezzatissima collana di fumetti western "Collana Western", ha pubblicato in edizione integrale il fumetto francese Undertaker. Un regalo ai lettori, dice nell'introduzione Fabio Licari, e regalo più azzeccato non poteva essere scelto. Basti pensare, infatti, che in Francia Undertaker è considerato "il miglior fumetto western dopo Blueberry" o, comunque, il migliore degli ultimi quindici anni. Effettivamente - pur io non potendo fare paragoni con la produzione fumettistica francese degli ultimi tre lustri e non potendo perciò condividere o negare i giudizi così drastici - si vede subito che con Undertaker siamo di fronte a qualcosa di peso.

Scritto da Xavier Dorison (attivo in ogni genere, dalla fantascienza all'avventura) e disegnato da Ralph Meyer, Undertaker è la saga in due episodi di Jonas Crow, un becchino molto furbo che va in giro per il West a seppellire i morti di chi lo paga di più. L'edizione Gazzetta dello Sport raccoglie le due storie che in Francia furono pubblicate in volumi separati nel 2015. I titoli sono "Il mangiatore d'oro" (Le mangeur d'or) e "La danza degli avvoltoi" (La Danse des vautours).
Quella di Undertaker (che significa, appunto, becchino) è una cavalcata non solo inconsueta ma anche ricca di azione, umorismo e violenza. Crow deve seppellire un ricco proprietario di miniere ed è obbligato a farlo in un certo luogo a una certa ora, pena qualcosa di brutto... È accompagnato dalle domestiche del morto ed inseguito dai minatori che vogliono l'oro tutto per sè. Da questo mix Dorison dà vita ad una vicenda classica e originale al tempo stesso, dando libero sfogo anche a qualche sottotesto di natura politica e sociale (lo sfruttamento dei minatori in primis, più volte rimarcato nel corso delle pagine). Colpi di scena, ritmo e una perfetta cadenza delle tavole concludono la storia di questo anomalo personaggio - che sovverte i clichè del genere, non essendo nè un pistolero, nè uno sceriffo, nè un bandito - destinato a rimanere impresso nella mente dei lettori.

Ma i testi di Dorison, per quanto impeccabili, non renderebbero senza il supporto dei disegni. Ralph Meyer (che non conoscevo, come non conoscevo Dorison) compie un lavoro a dir poco eccezionale, aiutato anche dall'azzecatissima colorazione di Caroline Delabie. Fabio Licari ha perfettamente centrato il punto quando scrive che il tratto di Meyer "non può non ricordare Giraud, addolcito però dall'influenza [...] delle matite di Colin Wilson [...] e di Michel Blanc-Dumont". Sono decisamente d'accordo, è una sorta di incrocio che salta subito all'occhio in maniera potente. Anche la costruzione delle tavole, in piena essenza da fumetto francese, risulta avvincente e sta in linea alla sceneggiatura di Dorison agganciandovisi senza sbavature. Il West di Meyer è realistico e dettagliato, violento e ricco di sfumature. La ricostruzione delle ambientazioni è impeccabile anche tra i salti più netti come dalla pioggia al deserto e il tratto dinamico del disegnatore aggiunge ritmo e velocità a una storia in cui difficilmente troverete punti morti.

Recuperate l'albo, in qualche modo. Undertaker vi stupirà per l'effervescenza della storia e dei dialoghi, per l'umorismo, per i disegni fenomenali e per l'alta quantità di azione e di West!


 Le copertine delle edizioni originali francesi

Le copertine delle edizioni speciali originali francesi

venerdì 17 marzo 2017

"Along the river" [recensione]

Nel New Mexico del 1905, quando l'epopea del West è ormai svanita, lo sceriffo Frank De Ville si ritrova in una situazione da incubo da dover affrontare a tutti i costi, mentre i Navajo sono al limite di una rivolta per via dei bianchi che vogliono impossessarsi delle loro terre e per un orribile omicidio avvenuto all'interno della loro riserva.

È questa, molto succinta, la trama del romanzo western di Giampaolo Galli, da pochissimi giorni disponibile nelle librerie online (e di cui avevo già parlato). Nato come racconto, sviluppato come cortometraggio con protagonista Franco Nero, Along the river è poi diventato un romanzo a tutti gli effetti, grazie all'abilità di scrittura del suo autore.

Giampaolo Galli riesce, con grande abilità, a buttare giù una vicenda ricca di azione e di significato. Un padre alle prese con un figlio ribelle e un brutale assassinio tra i Navajo, proprio mentre sono in corso trattative col governo, intrecciano la storia in una spirale non solo di violenza ma anche di disperazione e di profondi sentimenti. La burocrazia del Grande Padre Bianco e la sua avidità, come anche il marcio dei suoi rappresentanti e l'orgoglio (o quello che ne resta) dei Navajo, danno al romanzo un pensiero sulla situazione indiana, mentre la vicenda di Frank De Ville tocca le corde dei lettori e li lascia spesso con l'amaro in bocca, mentre lo sceriffo sprofonda sempre più nel suo incubo che mette alla prova i sentimenti di padre e marito. Tutto l'intreccio viene guardato dall'alto da una natura grandiosa e impassibile con il progresso che comincia a farsi sempre più opprimente pure in quel fazzoletto di deserto.

Galli scrive benissimo, e si vede. Il romanzo è una lettura piacevolissima non solo per il modo in cui è costruito ma anche per il modo in cui è narrato. Uno stile particolarmente cupo, crepuscolare e tagliente come i personaggi che animano la storia e che tiene il racconto sempre sull'attenti. In tutto ciò aiuta anche l'ambientazione e la conoscenza degli ambienti naturali, rievocati con una prosa che riecheggia molto Cormac McCarthy.

Along the river è l'ennesimo romanzo per quelli che dicono che gli italiani non sanno scrivere western. È un racconto con un'anima e dei sentimenti, e si vede che Galli è riuscito a proporli perchè li sente suoi.
Date una possibilità a questo romanzo che merita senz'altro la lettura.